Lunedì 11 Gennaio 2010 23:45
Napoleone Bonaparte è stato un personaggio storico controverso. Ha messo a ferro e fuoco l'Europa ma allo stesso tempo ha portato in tutto il continente le parole d'ordine della rivoluzione francese, riformando l'amministrazione pubblica, razionalizzando il sistema giuridico, introducendo innovazioni nella gestione delle città (vedi i cimiteri fuori dalle mura o i sistemi di fognature) e soprattutto introducendo concetti chiave per la costruzione delle Nazioni che avverrà nell'800. Luci e ombre quindi per l'uomo di cui Manzoni dissè " Ei si nomò: due secoli, l'un contro l'altro armato, sommessi a lui si volsero, come aspettando il fato". Napoleone ha condizionato i 25 anni tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo a livello europeo.
Quella frase manzoniana però, mi ha sempre ricordato anche il nostro Napoleonicchio, Silvio Berlusconi. Spetterà ai posteri l'ardua sentenza sul ventennio berlusconiano, sui due lustri di egemonia politica e culturale della destra a la Berlusconì. Se posso dire la mia, anche leggendo i giornali di oggi, il Presidente del Consiglio ha chiaro in mente quale sia il progetto per tenere il consenso di una società, quella italiana, affascinabile con facilità e soprattutto della quale Berlusconi ha compreso i punti deboli. Meglio, il punto debole. Semplicemente il bisogno di una libertà di fare ciò che si vuole, di una libertà da regole centralizzate quando si tratta di interessi privati (anche lesivi dell'interesse pubblico) e di un bisogno di uno Stato anche troppo presente quando si tratta di limitare i cambiamenti sociali. Un misto tra stato etico e razzista e liberismo, un fritto misto che non ha portato nessuna evoluzione legislativa e sociale vera in questo Paese. Ha alimentato divisioni sociali, ha sciupato il capitale assiologico (o sociale) costruito dalle subculture politiche territoriali, ha diviso su di sè l'Italia per interessi personali, diventando il rappresentante dei bisogni più cupi, individualistici e autoreferenziali della popolazione del nostro Paese.
In breve sostanza 20 anni di Berlusconismo non hanno portato a nessuna delle riforme che ha via via annunciato, perchè ogni riforma ( di destra o sinistra che sia) è qualcosa che muta la società in maniera regolata e tentando di fare interessi collettivi. Cose che stridono con l'impostazione italiana o, meglio, con l'impostazione dell'Italia che lui ha voluto esaltare. I successi di Silvio Berlusconi sono stati un'innovazione nello stile comunicativo in politica e la capacità di bloccare un Paese sui propri bisogni senza mai mettere in processo riforme vere? Probabilmente sì, sono successi per lui e per chi vuole l'Italia della politica capace solo di una cosa: garantire posizioni dominanti e garantire il lento svolgersi dei mutamenti sociali impressi dai potenti di turno.
Una politica vuota, una comunicazione presente, lo spazio per un populismo peggiore di quello che ha proposto. Questo è quello che ci lascia Berlusconi. E sapete cosa penso? Berlusconi ha svuotato l'Italia di buonsenso, spirito dello stare insieme, valori come solidarietà e fratellanza. Ha svuotato pezzi di istituzioni. Ha svuotato pezzi di economia e impresa illuminata. Questo mi convince che aveva ragione la sua ex moglie, Veronica, quando diceva che non era preoccupata di Berlusconi per la democrazia italiana bensì di quello che ci sarebbe stato dopo, in cui le istituzioni e le coscienze saranno distrutte e al posto di un uomo vanitoso che è entrato in politica per salvarsi potrebbero arrivare personaggi ancora peggiori con l'interesse più lugubre di cambiare questo paese in senso reazionario e fascisteggiante.
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