Giovedì 03 Settembre 2009 16:16
Ieri l'ultimo esame con gli amici Kant, Weber, Schmitt e Habermas. L'elemento centrale dell'esame: la legittimità del potere e l'ancoraggio o meno a qualcosa di trascendente o comunque di non contingente. Un esame interessante che ha messo in moto le rotelline dei cricetini dentro il mio cervello, in particolare in relazione alla critica del buon Schmitt allo Stato Legislativo Parlamentare. E' sorprendente come sia facile, filosoficamente, mettere in crisi un sistema politico nel quale tranquillamente stiamo e del quale diamo molto (almeno a sinistra) per scontato.
Servirebbe una bella immersione per tutti nel mare dei limiti e delle debolezze di un sistema democratico per riuscire a capire dove si deve tamponare e dove si deve alzare dei muri. E anche dove non serve sprecare il fiato perchè non è a rischio uno dei tanti fili che tengono in piedi la struttura di uno stato democratico.
Di Schmitt è utile sottolineare un elemento, a mio parere, ossia la convinzione che le conseguenze di una vittoria elettorale in tempi normali sono prevedibili (ossia sopravvivenza del sistema e garanzia delle regole dello stesso) ma non in tempi difficili. In sostanza il mix tra una situazione economica, sociale o culturale di crisi e l'emergere di una forza politica nuova può mettere in crisi la stessa democrazia, svuotandola in maniera legittima con atti legittimi e seguendo quindi le regole. In sostanza si può trasformare un potere da legittimo in illegittimo tramite le regole della democrazia. (segue, clicca su leggi tutto)
Si ritorna quindi a ciò che dice il mio buon relatore che sottolinea l'importanza, nel suo testo (che viene anche definito Sacro Testo) ossia la necessità di preservare con cura "le dimensioni contestuali che rendano effettiva l'applicazione" della democrazia. Per difendere questo guscio però serve fortemente una credenza da parte dei cittadini nella democrazia. Ed è questa che sta venendo meno, a mio parere, con la crisi dei partiti di massa socialisti, cattolici (e liberali) e il rafforzamento di partiti di massa nuovi, i partiti populisti, peraltro la novità più incisiva nelle famiglie politiche della vecchia Europa negli ultimi 30 anni. Questi partiti populisti, infatti, con le loro posizioni, garantiscono la democrazia? Ne sono un limite? Ne permettono una ridefinizione più adatta ai tempi o semplicemente sono un passaggio verso nuovi sistemi meno o per nulla democratici?
Sulla sopravvivenza dei valori della democrazia e sulla sua effettiva qualità si gioca molto del futuro di questo paese e di questo continente. Non solo per la nostra libertà ma anche e soprattutto per la nostra economia. Chiuderci e indebolire il nostro sistema democratico è un limite alla gara futura dell'Europa nel mondo globale. La nostra sfida si giocherà sull'innovazione e dovremo puntare sulla fantasia e la creatività di classi emergenti in ambiti come la tecnologia, l'energia, il turismo. Ma come può vincere l'innovazione con un sistema che soffoca le libertà e limita l'opinione pubblica? Secondo il buon Richard probabilmente è molto difficile.
(da oggi sono quindi al 100% in tesi)
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