Domenica 02 Agosto 2009 12:23
Sono convinto che per propagandare un idea o un valore si debba prima di tutto seguirlo noi stessi. In un parola bisogna essere credibili. Questo vale per un individuo ma allo stesso tempo per un'organizzazione sociale. Nello specifico vale per il Partito Democratico che propaganda nella società valori e idee che quasi sempre non rispetta al proprio interno.
Più merito. E le classi dirigenti, i parlamentari (in liste bloccate) e le persone su cui investire sono scelte nel Partito Democratico con criteri meritocratici? Quindi... quale merito?
No alla corruzione, serve un ritorno ad una forte etica pubblica. E le Primarie della giovanile con dati impossibili (0 schede bianche e nulle quando ne ho contato solo io una decina a Vicenza) e il tesseramento selvaggio in alcune regioni? Quindi... quale etica?
E l'ultima, la più incredibile. La vicenda che ha portato alla candidatura per la mozione Bersani di Rosanna Filippin, assessore all'Urbanistica di Bassano del Grappa da meno di un mese. Ripercorriamo gli eventi:
1. la mozione Marino e una parte della mozione Bersani candidano Laura Puppato, Sindaco di Montebelluna.
2. i 4 principali sindaci democratici del Veneto (Variati-Vicenza, Zanonato-Padova, Cacciari-Venezia, Marchioro-Rovigo) annunciano il proprio sostegno a Stefano Fracasso, ex Sindaco di Arzignano.
3. nella notte tra il 30 e il 31 Luglio (il 31 alle 20 si dovevano presentare le mozioni) la mozione Bersani, a Roma, decreta che il proprio candidato veneto è Rosanna Filippin, Assessore all'Urbanistica di Bassano e Segretario Provinciale uscente a Vicenza
4. la mozione Marino decide quindi di sostenere Felice Casson, la mozione Franceschini conferma il sostegno ad Andrea Causin. (clicca qui per le 3 mozioni dei 3 candidati)
Alcune considerazioni:1. Pierluigi Bersani e chi lo sostiene non possono parlare coerentemente nè di un partito federale nè di federalismo dato che invece di impostare una modalità di ricomporre le diverse anime che lo sostenevano in veneto facendo scegliere ai veneti il proprio candidato alla regione, ha scelto autonomamente una terza figura, che ha fatto arrabbiare l'intero partito. L'ottimo risultato è stato uccidere in culla l'autonomia del partito e sbeffeggiare 4 sindaci vincenti non solo non scegliendo chi avevano indicato a mezzo stampa con grossi rulli di tamburi ma non scegliendo nemmeno la ottima sindaco di Montebelluna Laura Puppato. In una frase: hanno umilitato l'intero partito.
2. La mozione Marino, invece, ha sempre scelto autonomamente la propria linea a livello regionale dichiarando che avrebbe sostenuto in prima istanza Laura Puppato e qualora non si fosse candidata Felice Casson. Questa è stata un altro aspetto che mi ha ancora di più convinto della bontà della mozione che sostengo che oltre ad essere orientata ad un lavoro su valori e progetti veramente innovativo ha saputo applicare subito i propri principi con un processo di scelta dei candidati Segretari Regionali aperto e gestito a livello regionale.
3. Puppato e Fracasso avrebbero dovuto, e sarebbe stata una prova di forza enorme, candidarsi lo stesso. Chi dice che una mozione nazionale deve avere sul territorio un'identica mozione regionale? A livelli diversi le alleanze tra le varie anime del partito e le scelte su una persona o un'altra devono prescindere dalla scelta di ciascuno di noi su chi sostenere a livello nazionale.
Servirebbe coerenza e servirebbe dire che se vogliamo proporre federalismo e autonomia non dobbiamo essere centralisti nemmeno noi al nostro interno.
Non a caso chi più predica del federalismo, i leghisti, in realtà non lo applicano a nessun livello: nelle amministrazioni locali e regionali sono fortemente autortiari e poco inclini alla partecipazione: stanno in un governo che centralizza i poteri, governa per decretazione, svuota di senso le istituzioni locali togliendo risorse (come l'ICI), governa i problemi dei territori con Commissari calati da Roma (vedi Pedemontana).
E allora diciamoci la verità: la Lega in cui comanda Bossi, il Pdl in cui comanda Berlusconi, l'Idv di Di Pietro sono identici al proprio interno: centralisti! E sono identici nella proposta esterna: centralista.
Ad oggi, con questa triste vicenda sopra ricordata, che probabilmente ha similitudini in altre vicende regionali, il Partito Democratico si dimostra un partito centralista e sicuramente gran parte della propria classe dirigente lo è per vocazione, cultura, tradizione (comunisti e democristiani erano, al proprio interno, fortemente centralisti).
Diventare il primo partito federalista, nei modi e culturalmente, è una necessità poltiica fondamentale. Per cambiare il paese, per tornare a vincere.
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