Sabato 20 Giugno 2009 00:00
Partito Socialista Francese 16,8% , Partito Socialdemocratico Tedesco 20,8%, Partito Laburista (Gran Bretagna) 15,3%, Partito Laburista (Olanda) 12,1% e potrei continuare.
Il tracollo delle forze politiche progressiste pare evidente da questi numeri e impone alcune riflessioni politiche. In primo luogo dobbiamo considerare il tipo di elezioni in cui questo insuccesso si è presentato, ossia le Europee. Un turno elettorale che invece di essere lo spazio per tutti gli Europei di discutere su quale possa e debba essere il futuro del proprio continente si trasforma in un megasondaggio sulla salute dei governi e delle opposizioni nei singoli paesi.
Per questo motivo, non avendo la cognizione di causa su chi e perchè si vota alle Elezioni Europee molti cittadini preferiscono mandare segnali ai propri partiti di riferimento. In questo senso, infatti, vanno visti l'astensionismo e il risultato ampio di partiti di sinistra che solitamente sono marginali. In Francia trionfano i verdi di Europe Ecologie (16,8), gli anticapitalisti, i comunisti. Assieme la "sinistra plurale" (gauche plurielle) è al 48,8% ma è divisa in 6 formazioni politiche. In Germania l'avanzata dei Verdi e della Linke fa si che l'area progressista sia anche qui oltre il 40%. In Olanda rinascono i liberal-socialisti del D66 e avanzano nettamente i Verdi. Anche qui la sinistra plurale è quasi al 40% ma con forze come i Liberali (11%) che hanno sicuramente sviluppato politiche di sinistre nel passato.
In sostanza non ha perso la sinistra ma hanno perso i partiti che erano egemoni a sinistra ed hanno vinto astensionismo e partiti outsider. Questa non è una novità per il voto europeo in quanto se si scorrono le precedenti elezioni, per via della già citata libertà che i cittadini europei si prendono in questo genere di voto, sono molti i casi in cui il trionfo di partiti minori è stato il punto marcante.
Un secondo elemento da tenere in considerazione è la mancanza di progetto politico. I cittadini votano seguendo diversi istinti: raramente sono razionali nelle scelte, nella maggior parte dei casi votano per tradizione, per passione, per emozioni. Quello che manca alla sinistra riformatrice in Europa oggi è proprio questo, la capacità di produrre emozioni, valori, obbiettivi, fari. In una parola futuro. La sinistra è proiettata sul mantenimento di bacini elettorali che si costituiscono più di conservazione piuttosto che di innovazione e nuove idee. Manca di elaborazione propria e spesso vive di luce riflessa da oltre 30 anni. Ora l'elettorato che ha alternative presenta il conto in modo chiaro, netto, inequivocabile. Non votando o votando altra sinistra.
I partiti socialdemocratici, infatti, dopo essere stati egemoni culturalmente fino a fine anni 70 sono stati travolti dall'ondata conservatrice (Tatcher, Kohl) per tutti gli anni 80. Un'ondata mondiale che ha prodotto un'egemonia culturale del cosiddetto neo-liberismo. Negli anni 90 e in seguito quando la sinistra ha vinto è stato soltanto copiando e rendendo meno assolute le posizioni della destra. In sostanza se ha vinto (e in alcune fasi ha anche vinto molto come a fine anni 90) è stato perchè sapeva proporre meglio le stesse ricette.
E', ora, invece, l'occasione buona per tentare, in un momento difficile come la crisi economica, di ricostruire un progetto politico chiaro. La socialdemocrazia lo aveva, un progetto chiaro: migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e tramite ciò aumentare l'eguaglianza sociale. Oggi la socialdemocrazia che obiettivo ha? Le destre liberiste avevano un chiaro obiettivo: far trionfare il libero mercato, slacciare e sfibrare lo Stato, visto come inutile orpello. Anche loro, però, oggi, si trovano in una situazione complessa tanto che dopo la crisi in fretta e furia hanno ripreso in mano il tradizionale conservatorismo sociale risultando più credibili delle proposte keynesiane che i socialdemocratici hanno esportato e fatto fruttare in Europa.
Ora c'è da porsi l'interrogativo principale: ma quale deve essere l'obiettivo della sinistra europea, in particolare quella che vuole governare, quella progressista? Chiaramente, a mio parere, deve essere quello di analizzare il mutamento sociale, individuare le disuguaglianze e i problemi principali della società odierna e costruire su questi punti un programma politico credibile. In ultima istanza trovare un leader forte capace di vincere.
Negli ultimi 10 anni solo un partito in Europa ha investito in produzione di idee e di ideologie ed è il PSOE di Zapatero che ha sicuramente perso dopo 7 anni il primo posto nel paese ma è evidente che abbia il monopolio dell'ideologia politica egemone in Spagna e che mantiene comunque il 39% dei consensi, il massimo per qualsiasi partito socialista dall'Atlantico fino agli Urali. Il progetto politico di Zapatero su un nuovo welfare, sul civismo e sulla persona è un possibile modello adattabile a tutta l'Europa Sociale da difendere. Ma forse non basta.
L'altro esempio da guardare è sicuramente il Partito Democratico Americano che se ha trovato in Obama l'interprete giusto, è anche ovvio che abbia vinto grazie ad un processo di rinnovamento ideologico poderoso che ha portato i Democrats ad elaborare progetti ed idee sul ruolo dello Stato e sulle varie tematiche legate al Progresso che da 40 anni (cioè dall'era kennedyana) erano minoranza negli States.
In tutto questo, naturalmente, servirebbe la presa di coscienza del ruolo europeo nello scacchiere internazionale. Con la nostra popolazione in termini assoluti e di età media rischiamo di diventare marginali dal punto di vista economico e poltiico nel giro di 50 anni. La miopia politica in questo senso dei nostri governanti è evidente e una forza progressista non può assolutamente prescindere da ciò, prendere di petto la questione e dire chiaramente che si vuole integrazione da ogni punto di vista legato alle relazioni esterne: difesa comune , controllo delle frontiere, politica estera, politica commerciale (per questa è in buona parte già così). Nell'ambito comunitario, inoltre, si dovrebbe rendere più democratico e trasparente il processo di produzione legislativa e creare realmente un'opinione pubblica europea incentivando mezzi di comunicazione che parlino di ciò.
Per questo ciò che vedrei positivo a livello comunitario, e so che sembrerà folle, sarebbe quello di palesarsi come opposizione a chi vuole meno Europa o segna l'Europa delle Nazioni di De Gaulle, in sostanza ai popolari e a parte dei populisti. Solo rendendo il Parlamento Europeo un luogo di conflitto politico si potrà creare interesse e creare un'opinione pubblica europea. Solo così si potrà costruire un sistema veramente europeo di democrazia.
E' l'ora di svegliarsi, amici socialisti e progressisti di tutta Europa. Con la crisi economica e un'egemonia culturale neo-liberista le opzioni sono soltanto due: o più Europa, un nuovo welfare, rivoluzione ecologica, apertura ai migranti perchè siamo troppo vecchi e ci servono forze giovani; o in alternativa muri, divisioni, meno Europa, più disuguaglianze, razzismo ed etnocentrismo. Con la prima opzione il futuro è incerto ma possibile, con la seconda è certo e significa marginalità dell'Europa nel mondo. Il secondo modello esiste già ed è portato avanti in maniera evidente dalla destra populista e in maniera edulcorata dalla destra classica. Il primo modello noi progressisti non lo abbiamo ancora implementato perchè da 30 anni siamo abituati a copiare idee e ricette dalla destra.
Reagiamo, per il bene dell'Europa. La scelta da fare, la nostra scelta, può essere decisiva: più Europa e un sentiero da percorrere o meno Europa e un muro su cui sbattere.
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