Domenica 11 Aprile 2010 13:14
Sono passate due settimane dal voto che ha rafforzato l'asse di governo Pdl-Lega e che ha consegnato due regioni strategiche (Piemonte e Lazio) al PDL. Ho aspettato molto per fare questa analisi perchè volevo evitare i commenti a caldo, le sensazioni affrettate, i sentimenti di pancia. Cercheró di fare l'analisi piú fredda e lucida possibile dei risultati delle Regionali.
AFFLUENZA
Mi pare evidente come l'elmento decisivo delle democrazia contemporanee in tutto il continente europeo è l'aumento della diserzione dalle urne, principalmente per una mancanza di fiducia nei confronti del sistema e per la convinzione che nessun voto sia effettivamente utile a cambiarlo. Le uniche volte in cui l'affluenza aumenta è quando una sfida elettorale è incerta e quasi sempre per qualcosa di emozionale. Ad esempio l'aumento dell'affluenza nel 1997 in Gran Bretagna avvenne per la capacitá di un grande leader come Tony Blair, nel 2004 in Spagna furono gli attentati di Atocha a portare piú persone alle urne, infine nel 2006 in Italia fu la capacitá di Berlusconi di guidare la campagna elettorale a portare a votare quel 2-3% in piú di elettori conservatori che gli permisero il pareggio.
Ma il 2006 è una data strategica per un altro motivo. Fu l'ultima volta che una grossa fetta di elettorato progressista andó a votare. Dopo le Politiche 2006 è stata una lenta ritirata e nessuno riesce piú a rappresentare una fetta di paese, caratterizzata tendenzialmente da uno spirito libertario, laico, progressista e di sinistra. In Francia e in Spagna (si veda questo spot elettorale molto significativo) è opinione diffusa e comune che la sinistra perda con la bassa affluenza perchè è l'elettorato progressista quello che per primo fugge dalle urne. In Italia dobbiamo renderci conto che è lo stesso. L'elemento principale delle nostre sconfitte è la perdita di voti verso l'astensione. Lo confermano i dati in valore assoluto. In Piemonte rispetto al 2005 perdiamo 200 mila voti, il centrodestra ne perde 100 mila. In Liguria perdiamo 70 mila contro i 40 mila persi dal centrodestra. Nel Lazio ne perdiamo 300 mila contro i 100 mila persi dal centrodestra. E via discorrendo. Gli unici posti dove il centrodestra cresce in termini di voti assoluti sono Lombardia, Veneto (come dire, piove sul bagnato), Campania e Calabria (dove il voto regionale e locale ha dinamiche proprie diverse dal voto politico come sempre si vede alle elezioni).
La conclusione a cui mi pare lecito giungere è la seguente: perchè il centrodestra rappresenta cosí bene il proprio elettorato e noi lo rappresentiamo cosí male?
RAPPRESENTARE
La chiave della risposta, nella mia opinione, è nei valori e nella progettualitá che rappresentiamo. L'ho detto girando i Circoli del Partito in Provincia di Vicenza durante il Congresso questo Autunno: noi non rappresentiamo nessuna alternativa se siamo soltanto la copia edulcorata delle politiche della destra. Se vogliamo costruire un'alternativa politica dobbiamo partire da un'analisi della societá di oggi e da una proposta culturale prima che politica. Culturale per un motivo molto semplice, ossia che viviamo in un sistema sociale egemonizzato da idee di destra che si sono riprodotte fino al senso comune. Un'egemonia profonda che tocca i temi del fedeltá alle istituzioni, del rispetto della comunitá sociale, dei diritti delle persone.
Non comprendere questo significa destinarsi ad un ruolo completamente inutile, assolutamente inutile, totalmente inutile. Potremo vincere le elezioni sugli errori altrui ma non potremo mai cambiare il nostro Paese con i valori che nel profondo ci motivano a fare politica nel Partito Democratico: fratellanza, solidarietá, libertá di essere.
Negli Stati Uniti è stato cosí per 40 anni. Dopo la vittoria di Nixon nel 1968 la costruzione sociale dei repubblicani è rimasta senso comune fino ad Obama. Certo nel 1976 ha vinto Carter ma solo per lo scandalo Watergate (errore della destra). Certo, nel 1992 ha vinto Bill Clinton ma rappresentava la destra dei democratici, ha proseguito le politiche neoliberali (anzi, in un certo senso le ha accelerate) ed ha conquistato la presidenza grazie alla candidatura dell'indipendente di destra liberista Ross Perot (per considerare le dimensioni della vittoria di Clinton ottenne 44 milioni di voti contro i quasi 60 degli altri due candidati di destra, nel 1996 pareggió 47 a 47 milioni). Obama nel 2009 ha vinto grazie alle conseguenze obiettive di 8 anni di estrema destra neocon (la guerra in Iraq, il dissesto finanzario) ma soprattutto perchè rappresentava davvero un'alternativa culturale profonda.
Dobbiamo, quindi, essere capaci di rappresentare la nostra gente ed evitare corse alla ricerca di voti che mai ci arriveranno. La gente sempre sceglierá l'originale e le politiche securitarie e liberiste proposte da Penati e Bortolussi saranno sempre e comunque meno affidabili agli occhi di un elettore di destra rispetto alle politiche della Lega o del PDL.
RADICATI E CONSERVATORI
Finalmente qualcuno ha cominciato a dire per davvero (numeri alla mano) che la Lega vince non perchè è molto piú radicata di noi bensí perché riceve un voto ideologico ben preciso e chiaro. Questo dimostra ancora di piú che non dobbiamo farci sopraffare da questa ansia del radicamento, dato che la Lega Nord non rappresenta esclusivamente questo.
Il modello leghista, di cui ho parlato giá molte volte in questo blog si basa su quattro gambe: l'intuizione di Bossi (leader carismatico), un'organizzazione gerarchica efficiente e un sistema valoriale forte ben piú profondo e articolato delle urla ai comizi di Pontida (la propaganda). Nulla di nuovo, bensí come tanti prima di me hanno detto, la riproposizione moderna di un partito di massa, territoriale e ultranazionalista.
A noi democratici manca tutto questo? In gran parte il radicamento lo abbiamo, nel Nord Italia realisticamente abbiamo piú sezioni della stessa Lega. Un leader carismatico e nuovo ci manca ma quello è il punto finale di un processo politico e non il punto di partenza per un partito che non vuole essere populista. La nostra propaganda è pessima ma è conseguenza di un vuoto di progettualitá ( se non credi bene in niente non sai cosa dire)
In realtá ció che piú manca è un sistema valoriale condiviso, che non è il Pantheon che sognava Fassino nel 2007, bensí un elenco di punti e di convinzioni forti. In riferimento a questo mi ha scioccato moltissimo l'analisi del voto del Segretario Provinciale dei GD di Brescia,Nicola Del Bono, che asserisce che "l'unica nostra ideologia è il destino dell'Italia". Mi pare di risentire le parole del 2008: partito post-ideologico, le ideologie sono morte, dobbiamo pensare solo al bene dell'Italia che è "abbondantemente in piedi" (W. Veltroni).
Obiettivamente che un partito progressista rappresenti, nell'epoca della destrutturazione degli stati nazionali e della sfida europea, un progetto politico nazionalista, centralista e patriottico stile-800, e che addirittura veda come unica propria ideologia l'Italia mi pare quanto meno inquietante. Meglio, un partito progressista che non sapendo dove andare si trasforma in partito conservatore. Cosa che peraltro tutti gli analisiti politici dicono fuori dall'Italia: una destra estrema e populista (Berlusconi + Lega) contro una sinistra conservatrice: pobre Italia!
Dovremmo pensare di piú e piú profondamente ad un progetto alternativo culturalmente, moderno e realizzabile.
UN PROGETTO PROGRESSISTA
Serve, quindi, un progetto alternativo davvero. Non basta dire "siamo l'alternativa" per esserlo. Significa costruire proposte veramente diverse dalla destra, magari avendo leader giovani e capaci di rappresentare anche dal punto di vista simbolico un rinnovamento (non è un caso che la classe dirigente leghista a livello locale sia giovanissima).
Penso che di temi che rappresentano davvero la parte progressista della societá ce ne siano molti, partendo in primo luogo da quattro concetti chiave: la sfida ecologica-economica per una societá sostenibile, la difesa dei diritti delle persone e la costruzione di un sistema sociale (Welfare State) nuovo e adatto a risolvere i problemi di oggi, la cornice istituzionale migliore per la realizzazione di questo progetto (+ Europa e + Regionalismo). Sono quattro sfide correlate che riassumerei con: sostenibilitá, diritti, stato sociale, Europa delle Regioni. Se investighiamo la funzione vera di una forza progressista è proprio quella di ricercare modalitá per avanzare nell'ambito dei diritti e delle opportunitá, garantendo una distribuzione equa delle conseguenze positive (stato sociale) e negative (sostenibilitá) dello sviluppo, in una cornice efficace (Europa delle Regioni). Le sfide della destra sono su di un altro piano, ossia quello di garantire una sicurezza dal punto di vista strutturale, da paure (reali o immaginarie) di indebolimento delle proprie radici o del proprio sistema di valori. Ripeto, rincorrerli su questi piani significa non rubare loro nemmeno un voto e perderne centinaia di migliaia verso l'astensione.
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