Mercoledì 03 Marzo 2010 18:51
Il prossimo autunno la Catalogna rinnoverà il proprio Parlamento e le elezioni catalane saranno una sfida fondamentale sotto diversi punti di vista. Si potrà innanzi tutto testare la salute del governo Zapatero che in questi giorni tenta di trovare un accordo tra tutte le forze politiche per uscire dalla crisi e lo fa in maniera alquanto bizzarra, ossia sostanzialmente criticando l'esplosione urbanistica come causa fondamentale della crisi la scorsa settimana e proponendo un "piano casa" per uscire dalla crisi stessa. Un cane che si morde la coda? Indubbiamente. Può fare qualcosa di diverso? Probabilmente no, anche perchè tra le misure del governo ci sono possenti aiuti al settore delle energie rinnovabili, sia come aiuti alle imprese sia come investimenti statali.
Ma le elezioni catalane sono fondamentali anche perchè in questa regione, per ragioni sia di natura statutaria (molto autonomista) che di natura storica (forte identità nazionale) le elezioni autonomiche si slegano dalle dinamiche nazionali. A Barcellona, infatti, governa dal 2003 il Tripartit, ossia una coalizione di sinistra formata dai Socialisti Catalani, dai Repubblicani di SInistra e dagli Ecosocialisti.
I Socialisti Catalani (PSC) sono la sezione territoriale del PSOE di Zapatero ma se ne differenziano per diversi aspetti. Innanzi tutto hanno al proprio interno una grossa corrente nazionalista catalana e fortemente autonomista, che è guidata dai fratelli Maragall (il più famoso dei quali è stato prima Sindaco e poi Presidente della Generalitat, ossia della Regione). In secondo luogo per diversi anni hanno avuto un gruppo parlamentare autonomo anche a Madrid. Infine non smettono mai di tentare di differenziarsi dal "fratello maggiore". Ciò nonostante oggi la corrente alla guida del Partito e del Governo è quella dell'attuale Presidente Jose Montilla, più vicino alla linea di Zapatero.
Questa sta provocando, assieme alle posizioni radicali e di ultrasinistra dell'ICV (Iniciativa pel Catalunya Verts, gli ecosocialisti), spaccature interne al governo. In pratica le divisioni sono su due asset fondamentali in Catalogna: il livello di autonomia/indipendenza (e tutto il dibattito su identità, lingua e cultura catalana) e ovviamente le politiche sociali più o meno avanzate o radicali.
Venendo ai dati crudi dei sondaggi del passato autunno è chiaro che il principale partito catalano anche alle ultime autonomiche, ossia il partito di centro-destra moderata CiU (Convergencia i Uniò), ha buone possibilità di ottenere un discreto avanzamento elettorale che significa due cose: parte del voto patriottico che votò ERC o PSC voterebbe oggi CiU. In altra maniera il partito nazionalista di sinistra ERC e la corrente nazionalista dei Socialisti si stanno vedendo ogni giorno con meno sostegno per via dei continui dissidi portati avanti dagli ecosocialisti. Non è quindi un caso che nel giro di 3 settimane il Presidente di ERC, il Segretario di ERC e un Ministro del PSC (il Maragall minore) siano usciti dicendo che governare con ICV è "faticoso" o "che sarebbe meglio un governo tripartito con CiU al posto di ICV". In sostanza per recuperare il voto nazionalista e moderato che aveva scelto la sinistra più orientata al centro, parte del PSC e in particolare ERC stanno cambiando la loro linea politica e vogliono far capire chiaramente che loro con ICV non vogliono più governare.
In questo contesto di per sè complicato si dovrebbero aggiungere altri elementi: i referendum per l'indipendenza della Catalogna promossi da associazioni indipendentiste e dal nuovo partito di sinistra ultraindipendendista Reagrupament, nato da una scissione di ERC; la necessità per i socialisti a Madrid di trovare un accordo con il principale partito di centrodestra che non sia il PP, ossia CiU; i problemi che sta provocando l'immigrazione e la voglia dei conservatori di utilizzarlo uscendo dal Patto sull'immigrazione firmato da tutti i partiti escluso il PP l'anno passato in Catalogna; l'aumento di offerta politica (oltre a PSC,CiU,ERC,ICV e PP hanno possibilità di entrare nel Parlament anche UPyD, Ciudadans e Reagrupament) e infine le conseguenze della crisi economica.
Le elezioni autonomiche, per tutto questo, diventeranno un banco di prova interessante per i partiti catalani, la Spagna e anche l'Europa.
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