Martedì 30 Giugno 2009 13:48
Sabato è stata una giornata campale: al mattino ho ascoltato la parte densa del dibattito al Lingotto, al pomeriggio ho partecipato al Gay Pride di Genova. I due eventi hanno molto in comune: il Lingotto è stato lo spazio del confronto tra chi vuole rinnovare la società partendo dall'assunto che noi Democratici dobbiamo tornare ad ascoltare i cittadini; il Pride è uno dei molteplici ambiti di proposta politca (si, avete letto bene, proposta politica, che poi non sia ripresa dai media non è colpa di chi organizza il Pride stesso) presso i quali c'è una legittima aspettativa di essere rappresentati dal Partito Democratico, principale forza progressista del Paese.
Non dobbiamo nasconderci che tutti gli indifesi che cercano tutela da una forza riformista e che si aspettano da questa un impegno per la giusta integrazione tra giustizia e libertà, come ha detto bene Chiamparino Sabato nel suo intervento introduttivo, hanno tanti e buoni motivi per rimanere delusi da noi, dal Partito Democratico. E se il congresso sarà, come pare che possa essere, uno sterile confronto tra leadership esauste allora non ci sono speranze: non torneranno, giustamente a votarci. Ma chi sono questi indifesi?
Il ceto medio: un ceto medio stretto tra gli eccessi del liberismo e della globalizzazione che provocano una concorrenza nel mercato del lavoro da parte dei migranti (a cui vengono imputate colpe che non hanno), meno sicurezze e diritti sociali, meno garanzie del posto del lavoro e nell'ambito della vita quotidiana anche una (probabilmente solo percepita) minor sicurezza, una diminuzione della qualità della vita. Insomma da quando è caduto il Muro di Berlino il ceto medio, in Italia ed in Europa, si è visto schiacciare. La sinistra europea in questo non ha mai dato risposte negli ultimi 20 anni, persa nel rincorrere il liberismo delle destre classiche o in ricette socialdemocratiche consegnate inevitabilmente alla storia. Le nuove proposte per un nuovo welfare sono state partorite solo oltreoceano, negli USA. Chi prova a proporle in Italia si trova a predicare in un deserto di sordi e, diciamocelo con sincerità, per alcuni aspetti c'è più proposta nell'area "socialista" del PDL piuttosto che nel PD. Il rischio politico di una mancanza totale di proposte in ambito sociale porta al trionfo dei populismi di destra, ovunque. Perchè loro una risposta la hanno e non sono interessati al fatto che questa proposta porterà alla morte dell'Europa: più dazi, più isolazionismo, meno immigrati e più laissez-faire. Ricetta semplice propagandata dalla Lega Nord all'FPO al Vlaams Belang. Una ricetta che copre il ceto medio, che lo tutela, che cavalca le paure. Il problema è che non si va da nessuna parte senza un welfare sostenibile, l'integrazione (e il nuovo arrivo, per la tenuta del sistema pensionistico ed economico) dei migranti e riforme sostanziali anche in ambito finanziario. Questo però non lo possono proporre le destre (populista, liberista o statalista che siano). Serve la sinistra. Ma chi dorme non piglia pesci (ne voti).
Esclusi: sono immigrati, omosessuali, donne. Chiunque subisca un pregiudizio, non possa viversi completamente alla luce del sole oppure non possa esprimere completamente le proprie potenzialità. Una persona che subisce discriminazioni è sottoposta ad uno stress che non gli permetta di dare il meglio di sè. Questo provoca enormi problemi. E' come una famiglia che è in difficoltà (perchè siamo in difficoltà con il 120% di debito su PIL e il PIL a -5%) scelga deliberatamente di non investire su tutti i componenti ma magari lasci alcuni a casa a far nulla oppure li limiti nelle proprie capacità. Stiamo facendo questo: deliberatamente auto-ostacolandoci. Dovremmo invece investire sulla ricerca, investire sulla pubblica istruzione, tutelare le differenze di genere, di orientamento sessuale, favorire un'integrazione delle idee e delle culture. Contaminandoci, come dicevo qui, dimostriamo la nostra forza di veneti (di cultura veneta) e dimostriamo di avere ambizioni e speranze per il futuro.
Quindi, proprio in tempo di crisi serve aprirsi e non chiudersi, serve fare riforme economiche (come dice bene qui Giacomo) e nell'ambito dell'ambiente (come ha fatto ieri Obama) e riforme nell'ambito dei diritti:
- una legge sull'immigrazione senza quote ma basata sulle capacità, attirando le menti e contestualmente, ovviamente, aumentando le opportunità di ricerca (in Est Europa l'hanno fatto in 5 anni, perchè noi non potremmo?)
- una legge che garantisca pari diritti per le coppie sposate e per le coppie di fatto, necessaria soprattutto per i cittadini omosessuali
Partire dagli indifesi è una chiave di lettura non nuova ma che la sinistra pare abbia dimenticata chiusa da troppi anni nei palazzi del potere romano. Serve un Partito Democratico che riparta da qui, dagli indifesi e dall'analisi sociale (come dicevo qualche giorno fa). A Torino interventi in questo senso ne hanno fatti Civati, Chiamparino e Gozi. Uno dei tre si candida?
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